I bambini e l’inverno: quali rischi corrono e come affrontarli

I bambini e l’inverno: quali rischi corrono e come affrontarli
Come comportarsi con i bambini e le rigide temperature dell’inverno? Il freddo spaventa molti genitori, soprattutto se devono affrontarlo i neonati. Dal momento che i dubbi possono essere molti, ecco qualche prezioso consiglio per fronteggiare al meglio i malanni stagionali dei più piccoli.

Con quale frequenza si ammalano i bambini d’inverno? E quali sono le malattie più comuni?

I bambini si ammalano una media di 4-5 volte in inverno, ma non ci sarebbe nulla di strano qualora fossero di più. Influenza, otite, raffreddore, mal di gola e bronchite sono malanni di stagione, e se contratti in forma lieve richiedono un periodo di convalescenza piuttosto breve. Anche se ad ammalarsi sono i più piccoli, non è necessario allarmarsi subito: il sistema immunitario per svilupparsi ha bisogno di essere sollecitato, per cui queste malattie sono del tutto normali nel corso della crescita.

Le probabilità di contrarle aumentano, se il tuo bambino frequenta asili o scuole, quindi ambienti piccoli, poco areati, dove entra in contatto con altre persone. Negli spazi caldi e chiusi, infatti, i virus e i batteri proliferano, e a causa di affollamento e vicinanza ci sono buone possibilità di trasmissione da un bambino all’altro.

Come comportarsi se i bambini si ammalano?

In generale, questi disturbi non richiedono una terapia particolare, ma devono svolgere il loro naturale decorso di massimo una settimana. Il raffreddore, ad esempio, è tra le infiammazioni più frequenti delle vie respiratorie superiori, e si manifesta con ostruzione, congestione e secrezione nasale. L’uso di antistaminici, decongestionanti nasali, espettoranti o antitussivi sono da evitare soprattutto nei bambini più piccoli, per i possibili effetti collaterali.

Un buon rimedio sono i lavaggi nasali con soluzioni saline o fisiologiche, che offrono, almeno temporaneamente, un certo sollievo. Allo stesso modo, la tosse può essere alleviata da rimedi non farmacologici, come bere molto, poiché i liquidi hanno un’azione emolliente e fluidificante del muco.

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Una buona prevenzione è poi possibile prestando attenzione ad alcune piccole accortezze. L’igiene prima di tutto, sia lavando le mani al ritorno da scuola, sia attraverso una corretta pulizia delle cavità nasali. Usare un umidificatore in casa consente di mantenere gli ambienti più umidi; così si evita che i riscaldamenti elevati rendano le vie respiratorie troppo secche, riducendone le naturali capacità difensive. Infine, ma non meno importante, rispetta i tempi di convalescenza. Non anticipare il rientro all’asilo o a scuola del bambino: in caso contrario, lui sarà esposto più facilmente a ricadute, e i compagni potranno essere contagiati a loro volta.

uscire all'aria aperta in inverno

È salutare fare trascorrere ai bambini del tempo all’aria aperta anche d’inverno?

L’aria aperta è il luogo più salutare per proteggere i bambini. Anche la Sitip, Società Italiana di Infettivologia Pediatrica, sottolinea l’importanza del gioco all’aperto anche in inverno. In questo caso, infatti, i bambini, vestiti in modo adeguato e portati fuori nelle ore centrali della giornata, sono meno soggetti alla trasmissione degli agenti infettivi di quanto non lo siano negli ambienti chiusi, in cui trascorrono buona parte del loro tempo.

I vantaggi sono molteplici, in termini di salute e di opportunità di crescita e sviluppo psicofisico.
L’esposizione al sole è il più evidente: da un lato questo aiuta a fissare la vitamina D, utile anche per la prevenzione di infezioni; dall’altro è in grado di uccidere, o comunque di inibire la crescita, di un gran numero di germi e virus. Inoltre, secondo un documento del Pennsylvania Department of Health, il gioco all’aperto a basse temperature potenzia il sistema immunitario, tanto dei bambini quanto degli adulti.

Il freddo non è responsabile delle infezioni. Certo, questo abbassa leggermente le difese immunitarie
, creando un potenziale terreno fertile alla proliferazione virale, ma è molto più facile contrarre raffreddore o influenza in un ambiente chiuso e affollato, tanto più se il riscaldamento è troppo alto e l’aria troppo secca.

I bambini con tosse, raffreddore o bronchite possono uscire? Quanto è lunga la fase di degenza?

Anche i bambini con tosse e raffreddore possono uscire: naturalmente bisogna usare il buon senso. Il colpo d’aria non ha alcun riscontro scientifico. Raffreddore, otite e bronchite sono malattie infettive, causate da virus e batteri. Il contagio avviene tramite particelle emesse con la saliva (parlando, tossendo, sternutendo) da parte di chi è già infetto.
L’esposizione all’aria fa male ai bambini solo nel caso in cui soffrano di otite o di tendenza a contrarla: in queste situazioni è meglio tenere le orecchie coperte, così da non infiammare ulteriormente l’orecchio. In tutti gli altri casi, in un ambiente aperto e arieggiato il rischio di entrare in contatto con virus e batteri si riduce sensibilmente.

Per quanto riguarda la bronchite nei bambini, le cause più comuni sono infettive e irritative, e i suoi sintomi possono risolversi nell’arco di qualche giorno. Nel caso dei più piccoli si può prevenire: è preferibile l’allattamento al seno, poiché nel latte materno ci sono sostanze che stimolano il sistema immunitario; eliminare l’esposizione al fumo passivo e osservare le comuni pratiche di igiene personale.

Per stabilire se un bambino affetto da bronchite possa uscire di casa oppure no, non esiste una regola ferrea: dipende dalla temperatura esterna e dal tipo di infiammazione. Una convalescenza adeguata per le infezioni più comuni delle vie aree si attesta fra i 5 e i 7 giorni; tuttavia, in caso di bambini cagionevoli i tempi di degenza possono allungarsi.

Un conforto? Con la crescita problemi di questo genere diminuiscono: già alle elementari si assiste a una drastica riduzione dei casi di malattia, ormai circoscritti.

coprire bambini in inverno

Quanto bisogna coprire i bambini per proteggerli dal freddo?

La regola generale per preservare i bambini da raffreddore e influenza consiste nel non coprirli più degli adulti. In particolare, i neonati hanno un sistema di termoregolazione ancora immaturo, e tendono a disperdere calore più velocemente: un abbigliamento eccessivamente pesante impedisce loro l’acquisizione di idonei meccanismi di termoregolazione.

I canali di ingresso principali degli agenti infettivi sono la cavità orale e nasale, per cui con temperature più basse è importante per i più piccoli indossare sciarpa e cappello, così da prevenire almeno otiti e bronchiti.

Per quanto riguarda l’abbigliamento, quello a strati è il più indicato: meglio il cotone della lana, soprattutto per i capi a contatto diretto con la pelle delicata del bambino, che necessita di materiali traspiranti e leggeri. L’importante è ricordarsi che la capacità di termoregolarsi è personale, perciò se il bambino suda è necessario alleggerirlo: la sudorazione, infatti, è il meccanismo tramite il quale il corpo cerca di raffreddarsi.

Anche in questi casi, dunque, è il buon senso la regola principale, nel rispetto dei ritmi del bambino e con l’obiettivo di garantirgli uno stile di vita sano.